La costruzione di sapere, la circolazione di saperi

Tanti sono i saperi che trasudano dalle pratiche di economia solidale, tanti gli apprendimenti acquisiti dagli errori commessi o dagli incidenti in cui siamo incappati. Così numerosi e così stratificati da assomigliare più ad un volume enciclopedico riposto in libreria che ad un pozzo a cui attingere intuizioni e materiale per costruire altre pratiche, più collettive e più incidenti rispetto all’economia attuale e alla visione di società a cui apparteniamo.

Come potremmo riuscire a costruire una visione diversa di come stare al mondo se non a partire da chi insieme sta in questo mondo? Abbiamo, cioè, bisogno di connettere questi apprendimenti, i pensieri che ci muovono e le storie che conosciamo alle analisi, alle ricerche e agli studi che afferiscono ai saperi formali. Di costruire spazi e occasioni di confronto, valorizzazione e apprendimento reciproco.

Pensiamo soprattutto alle Università, dove si formano i giovani e dove ci sono strumenti e persone che fanno ricerca sull’attualità e sul mondo che li circonda per mestiere. Dove il sapere formale si costruisce giorno dopo giorno organizzando le proprie lezioni, frequentando le stesse, ponendo questioni e approfondimenti continui sulla nostra attualità. Porre con e insieme a loro i nostri pensieri, le nostre narrazioni di come vorremmo stare al mondo o di come lo stiamo già praticando nella nostra pluralità di quotidianità contribuirebbe alla crescita per entrambi. Come coinvolgere professori, ricercatori e i singoli studenti? Come e cosa organizzare in un percorso condiviso? In che modo le lezioni, i tirocini, gli stages, le tesi possono divenire contesti aperti e dinamici, fruttuosi per gli studenti e generativi per chi sta fuori, per chi, cioè, può, ad es. partecipare ad una lezione – come uditore e/o come relatore/testimone/facilitatore - o accogliere studenti in tirocinio presso il suo gas o la sua azienda o ….?

E pensiamo alle scuole, alle possibilità di creare spazi fuori dalla scuola ma da essa riconosciuti come luoghi formativi per gli studenti. In questi anni di attività con i ragazzi e con le ragazze si è palesata sempre più la necessità di approfondire i temi della sostenibilità ambientale (l’impatto delle nostre azioni) e del consumo critico, grazie ad insegnanti sensibili a ciò. Ma quanto ciò è diventato oggetto di studio e ricerca di uno stile quotidiano di vita a partire dal contesto-scuola? Ricerca che – lungi dal trasformarsi in una materia di studio aggiuntiva – attraversi le discipline e che diventi un modo di porre lo sguardo sulle scienze, sull’ambiente, sugli altri?

Abbiamo cioè bisogno di ricercare insieme narrazioni differenti da quelle a cui siamo abituati, di capovolgere il già dato, di coinvolgere, di approfondire, di inventare, di aprire nuovi pensieri e pratiche che possano porre o risolvere alcune domande. E per farlo abbiamo bisogno di uscire dai nostri luoghi e di farci aiutare da altri, da chi vive quotidianamente l’Università e la Scuola e che intuisce in ciò un potenziale di bellezza per il nostro presente.

Perché non aprire uno spazio di riflessione e progettazione, nell’ambito del Convegno, dedicato a ciò? Spazio nel quale soggetti dei “saperi formali” siano invitati dai soggetti dell’economia solidale del loro territorio per partecipare a questa specifica riflessione?

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Francesca Bigliardi ed Elena Olivieri


DOMANDA

Dalle storie e dalle esperienze dei Gruppi di Acquisto Solidale, dei Distretti di Economia Solidale e dei Progetti nati nel mondo dell'Economia Solidale, sia quelli nazionali che quelli su base locale, si possono estrapolare alcune dimensioni interessanti per la costruzione di un sapere più condiviso e per il riconoscimento dei differenti saperi?
In relazione in particolare alle esperienze e progetti a cui partecipi, che suggerimenti si possono trarre in termini di:
  • Possibilità di costruzione di narrazioni differenti della vita, del mondo, dell’economia, delle relazioni, … ?
  • Possibilità di coinvolgimento e/o di progettazione condivisa con i diversi soggetti del “sapere” nella costruzione di narrazioni differenti?
A partire da ciò che eventualmente è già stato fatto nell’ambito della tua esperienza o progetto, da ciò che manca, dagli ostacoli incontrati e dalle prospettive che intravvedi.