Impresa diffusa

“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.”
(Richard Buckminster Fuller)

Gli orizzonti dell’ES fino ad ora sono stati nuovi modelli relazionali che hanno dato origine ad un’economia fondata su valori e percorsi condivisi, le cui frontiere sono tuttora fortunatamente sconosciute. In questa direzione, i GAS, identificabili come l’espressione delle attuali identità primarie (con Castells), potrebbero costruire identità progettuali che contribuiscano a far emergere nuovi sistemi relazionali, dove il principio fondante è la commistione tra fiducia e bisogno.
In quest’ottica, impresa diffusa è il soggetto che riesce a definire in modo partecipato l’interscambio di beni e servizi, attribuendo valore economico e peso sociale alle relazioni tra gli attori territoriali.

Un interrogativo riguarda l’ambiguità tra l’impresa diffusa intesa come organizzazione dell’esistente in chiave di sviluppo progettuale e l’impresa diffusa come semplice constatazione dell’esistente. Ma occorre porre un ulteriore interrogativo: quanto è importante o deleteria la formalizzazione dei rapporti commerciali all’interno dell’ES, ovvero la stabilizzazione convenzionale delle relazioni tra produttore ed acquirente? L’esperienza almeno ventennale dell’Economia Solidale ha contribuito a costruire un linguaggio comune e condiviso, attraverso il quale però sono state coniate ancora poche parole: poche significative parole che, nonostante l’importanza che ricoprono, con qualche difficoltà potrebbero dare origine ad una formale impresa diffusa.

La luce delle frontiere
La determinazione di nuove frontiere è per l’Economia Solidale la più grande potenzialità di sviluppo. L’impresa diffusa, che sia formale o non formale, è di fatto una nuova frontiera.
L’impresa diffusa è sia imprenditorialità che partecipazione, è una forma di comunione d’interessi, è un rapporto fiduciario coordinato. Ma è anche un’assunzione di responsabilità, un atto tecnico che può radicare nella cultura materiale dell’ES.
Accompagnare lo sviluppo parallelo del sistema economico e di quello relazionale è una precisa scelta imprenditoriale, fondata sulla consapevolezza dei portatori di interesse: significa acquisire esperienza, dotarsi di strumenti interpretativi efficaci per allargare la sfera di influenza dell’ES, arrivando a comprendere il contatto e la contaminazione con modelli di consumo differenti, senza erigere barriere, ma distribuendo e diffondendo l’impegno per acquisire nuovo capitale sociale.

Resilienza e proattività.
In un sistema resiliente, ovvero capace di assorbire le sollecitazioni esterne senza collassare, il cambiamento ha la possibilità di forgiare opportunità di sviluppo e di gestire l’incertezza.
In che modo un’impresa diffusa, risultato della formalizzazione parziale o totale delle relazioni di interscambio tra gli attori territoriali, può sollecitare e rafforzare la resilienza del sistema ES?
Il mutuo appoggio tra diversi territori, l’attenzione ad uno sviluppo distribuito è uno dei principali strumenti a disposizione degli attori di un’impresa diffusa.
Il sistema di azioni (informazione, selezione, consumo) che attualmente compone l’ES si muove anche nella sfera della proattività: un atteggiamento anticipatorio e orientato al cambiamento. Proattività significa principalmente assumere il controllo della situazione e far accadere avvenimenti, piuttosto che reagire ad accadimento manifesto. Se il concetto di adattività riguarda l’atto di rispondere ad un cambiamento, quello di proattività è proprio di chi intende avviare un cambiamento. In che modo un atteggiamento proattivo, con l’implicito portato di determinazione, può agire sull’emergenza di nuovi e più solidi sistemi relazionali all’interno dell’ES? In che modo ne può favorire l’auto-sostenibilità economica e sociale?

Convivialità di strumenti e percorsi.
A partire da dati incerti sulla reale consapevolezza di sé da parte del generico attore dell’ES, occorre costruire e informare gli scenari futuri con una base di conoscenza comune: con l’obiettivo di annullare o alleviare la distanza tra chi produce e chi consuma, quanto può essere utile quantificare e censire i rapporti commerciali/relazionali esistenti tra attori dell’ES, ovvero tra GAS e fornitori? Quale grado di progettualità si potrebbe sviluppare? La quantificazione dei bisogni, sia in produzione che in consumo, quale importanza ha nella definizione di scenari imprenditoriali dell’ES? Può una migliore definizione degli attori facilitare lo sviluppo di nuove economie?
Un qualsiasi programma di transizione produttiva e di consumo prevede partecipazione e informazione: in questa direzione, può essere che la formazione e la specializzazione nell’ES assumano un ruolo fondamentale nella costruzione di imprese diffuse?

Impresa diffusa significa attribuzione di ruoli. Problematicamente, quali difficoltà sono da mettere in conto considerando ruoli attivi (produttore, fornitore) e ruoli passivi (acquirente, fruitore), seppur critici?
Il superamento dei ruoli quali ricadute avrà sul sistema socio-economico?
L’instaurazione di rapporti biunivoci facilita o complica la solidità del sistema?
L’estensione orizzontale dell’Impresa diffusa in che modo informa i percorsi di crescita culturale?
Quale la replicabilità?
Quale il ruolo della casualità e quale quello della programmazione?

Impresa/sistema è un sistema multi-livello, i cui gironi sono “costruiti” da differenti sistemi di attori, operanti su differenti territori.
L’interazione tra sistemi a diverse scale territoriali (i diversi livelli), informata da fasi di ricerca inter- e trans-disciplinare, può facilitare la costruzione di nuovi soggetti imprenditoriali che si pongano obiettivi di breve/medio/lungo periodo e immaginino scenari attraverso l’analisi dei bisogni degli attori. Ma, in caso di formalizzazione dell’impresa diffusa, il rapporto fiduciario diventa impegno fiduciario: è una formalizzazione dei rapporti relazionali. Pur essendo relativo e flessibile, l’impegno diventa istituzione. Fino a che punto è accettabile? Diventa vincolo?

In relazione ai modelli di consumo, quanto si può prescindere dal cambiamento paradigmatico da quantità a qualità? Quanto è importante un programma teorico e uno operativo?
L’impellenza del compito di costruire una cultura condivisa richiede all’ES di attribuire ai programmi caratteristiche di tipo statico e dinamico: da una parte per sviluppare capacità di ben operare nel contesto contingente, dall’altra per favorire l’immaginazione di ciò che potrebbe essere ed operarvi in modo adeguato. In che modo i percorsi di certificazione partecipata possono portare beneficio alla consapevolezza culturale del cambiamento paradigmatico quantità/qualità?
Quale importanza hanno i percorsi di auto-educazione (educare cioè educarsi) e apprendimento reciproco? Quale il ruolo per l’imprenditorialità già in transizione?

A partire da esigenze di interazione tra differenti livelli del sistema ES (pulsioni, rapporti orizzontali, gerarchie tra diversi livelli), autonomia e creatività degli attori risultano strettamente legate alla convivialità degli strumenti e dei processi di sviluppo: informazione e solidarietà stanno alla base della progettualità di qualsiasi impresa diffusa.