Nuove ecologie urbane e rurali

Ogni città riceve forma dal deserto a cui si oppone.
(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

Nella Grande Crisi si consolidano gli effetti più profondi delle trasformazioni economiche e sociali che hanno attraversato i territori e le comunità negli ultimi decenni, mutando profondamente il rapporto tra comunità urbane e comunità rurali.

La città va in campagna
Oggi, in Italia, l’80% della popolazione abita, studia e lavora nel 20% del territorio nazionale.
Le città crescono. Aumenta la popolazione. Nel periodo 2005-2012 la popolazione residente nelle aree urbane ed intermedie aumenta di 3,4 milioni, mentre nelle aree rurali la popolazione diminuisce di 0,7 milioni di abitanti. La città occupa le aree agricole periurbane, aumenta la superficie urbanizzata, aumenta il suolo impermeabilizzato. E mentre cresce la desertificazione sociale, alimentare e commerciale nelle nuove periferie delle città, aumenta il fabbisogno di risorse economiche e sociali per la manutenzione e gestione di spazi urbani sempre più frammentati, sempre più dispersi.
La città dell’economia solidale. Quali politiche, risorse e luoghi sono vitali per la costruzione di reti diffuse nel territorio? Quali comunità urbane e rurali possono esserne protagoniste?

Motor city
La mobilità privata rappresenta il principale strumento di fruizione e accessibilità nello spazio urbano.
Nel 1981 erano 329 le autovetture circolanti ogni 1000 abitanti. Trent’anni dopo, nel 2012, il parco auto registra un aumento del 85% (609 auto ogni 1000 abitanti). L’auto garantisce e media l’accesso al cibo, al lavoro, al tempo libero, alle relazioni sociali, alla salute, impegnando risorse economiche ingenti. La mobilità privata ha assorbito in spese di esercizio, nel 2012, risorse pari all’11% del PIL (172 miliardi di euro).
Ripensare la mobilità per ritrovare risorse. Come liberare, con l’economia solidale, le ingenti risorse economiche bloccate nella mobilità privata?

Tra nuove povertà
Crescono le città, scompare la campagna.
Nella Grande Crisi aumentano le fragilità. Colpisce gli ambiti urbani, i territori intermedi, il mondo rurale. Nel 2012, in Italia, il rischio di povertà e di esclusione sociale colpisce oltre 18 milioni di persone, registrando un aumento, dal 2005, di 3,2 milioni. L’esclusione sociale colpisce nelle aree urbane e intermedie (14,7 milioni di persone), ed ancor più profondamente nelle aree rurali dove è colpito il 36,3% della popolazione, un valore equivalente al dato nazionale della Grecia.
Includere gli esclusi dall’economia tradizionale. Quali azioni di contrasto alle nuove povertà l’economia solidale può promuovere e diffondere?

Default rurale
Negli ultimi decenni la città si è dispersa nella campagna, contribuendo alla perdita di suolo agricolo.
Nel periodo 1989-2010 la città ha consumato 0,53 milioni di ettari di terreni agricoli periurbani. Mentre nello stesso periodo, si è compiuto un diffuso abbandono delle terre, nelle aree montane e collinari. La perdita di suolo agricolo, dal 1982 al 2010, è stata pari 4,9 milioni di ettari, un valore pari 21% del territorio agricolo nazionale. E, con le terre, sono scomparse le aziende agricole: oltre un milione e mezzo di aziende, il 48% del tessuto economico rurale attivo nel 1982.
Non c’è città senza campagna. Quali relazioni e azioni l’economia solidale può costruire nel mondo rurale, coinvolgendo le comunità urbane?

Territori fragili
Scompare la campagna.
Scompare con essa la manutenzione e la cura di territori fragili, vulnerabili, di quelle aree interne che rappresentano il 65% del territorio nazionale, dove vive il 35,5% della popolazione. Cresce il rischio idro-geologico. Il territorio rurale italiano è interessato da quasi mezzo milione di fenomeni franosi, attivi o quiescenti, per una superficie pari al 8,5% del territorio collinare e montano.La cura del territorio è garanzia di futuro. L’economia solidale come costruisce il futuro nel territorio?

Terre o giacimenti?
Le principali regioni agrarie del paese, a nord (Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Lombardia), come al sud (Puglia) e nelle isole (Sicilia e Sardegna) rappresentano oggi potenziali e vasti giacimenti di energia per l’autotrazione. Coltivare le terre per alimentare le auto. Si stima che, nel 2020, lo sviluppo del mercato delle bioenergie, attraverso la filiera industriale biogas/biometano, sostenuta da incentivi fiscali e finanziari, possa interessare il 10,3% del suolo agricolo nazionale.
Terre per dare energia alla mobilità. Come invertire il percorso? Quali strumenti, quali alleanze costruire nei territori e con l’economia tradizionale?

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dati elaborati da Officine Urbane su banche dati ISTAT, EUROSTAT, AUTOPROMOTEC.