Economia Solidale & Democrazia Economica

Le storie e le esperienze dei Gruppi di Acquisto Solidale, dei Distretti di Economia Solidale e dei Progetti nati nel mondo dell'Economia Solidale, sia quelli nazionali (Percorsi di Certificazione Partecipata, Piccola Distribuzione Organizzata,  Coenergia, Eticare ecc… ) che quelli dei tanti progetti locali, contengono in sé implicitamente anche un ragionamento sulla democrazia e delle sperimentazioni di democrazia dal basso?

 

«L'esistenza di imprese non capitalistiche - ha scritto Jean-Louis Laville - rimane senza grandi effetti se non è accoppiata con un'azione politica verso i poteri pubblici per sviluppare i quadri istituzionali entro cui prendono forma i fatti economici».

 

Le esperienze di Economia solidale implicano una dimensione politica: le scelte relative al consumo, al rapporto tra produttore e consumatore, alla filiera corta e alla rilocalizzazione, alla difesa del territorio e delle sue risorse, alla proposta di un valore sociale di solidarietà che informi anche gli scambi economici, rappresentano certamente una visione politica dell'economia solidale.

                Si è parlato, in proposito, di consumerismo politico, di laboratori di democrazia, di modelli collaborativi, di difesa dei diritti, di rafforzamento dell'autonomia delle persone, delle famiglie e delle comunità.

 

In che misura queste esperienze hanno qualcosa da dire sul piano dei valori di democrazia e delle pratiche democratiche? Sia relativa,mente ai rapporti interni alle reti dell’economia solidale sia relativamente ai rapporti sociali ed economici più ampi?

               

L'accordo tra produttori e consumatori o un loro avvicinamento costituisce un passaggio fondamentale per la costruzione di un'economia solidale non capitalistica, ma da solo non è sufficiente.

Alcune questioni fondamentali che certamente interessano il popolo dell'Economia Solidale rimangono infatti fuori dal controllo e dalla portata dell'intervento dei GAS o di altre esperienze di Economia Solidale.

 

Chi decide cosa e quanto produrre? Dove e per chi produrre? In che modo produrre e a quali condizioni? Quanto incoraggiare o limitare il consumo? Che tipo di imprese sostenere o premiare e quali scoraggiare? A chi fornire credito e a chi no?

               

Oltre alla costruzione di rapporti di fiducia, solidarietà e collaborazione, per rendere possibile un radicamento più esteso dell'Economia Solidale occorre confrontarsi con un orizzonte più ampio che prevede, per esempio: l'istituzione di valori sociali condivisi; la cura delle risorse di un territorio, la custodia dei beni comuni e il mantenimento della ricchezza ecologica per le generazioni successive; la determinazione di un limite appropriato per la produzione in relazione ai bisogni fondamentali della popolazione; l'affermazione di un senso e una qualità del lavoro di produzione e riproduzione; una ripartizione equa del lavoro e delle mansioni (tra generi e tra generazioni); la garanzia di un controllo nell'uso della moneta e delle risorse pubbliche; la ripartizione della ricchezza prodotta, e il controllo dei redditi minimi e massimi; un'equa e condivisa tassazione che permetta di prelevare da ciascuno in ragione delle proprie capacità e di garantire servizi e opportunità pubbliche o collettive in maniera equa e solidale.

 

La discussione di simili questioni fondamentali per l'affermazione e il radicamento di una vera e propria Economia Solidale non può essere affidata solamente all'interazione volta per volta tra singoli GAS e singoli produttori, ma presuppone uno spazio di confronto e condivisione più ampio.

 

Si può comprendere che oggi il tema dell'economia solidale e quello della democrazia economica sono profondamente connessi. Da una parte rappresentano dei tentativi di riconciliare "il consumatore" con "il cittadino", figure che spesso si trovano in tensione o in contrasto tra loro non solo a livello sociale ma spesso nelle stesse famiglie o negli stessi individui. Inoltre esse richiamano lo sforzo di riportare l'economia, gli scambi economici all'interno di una visione collettiva (né statale né collettivistica) per sottrarla alle contaminazioni del libero mercato.  

 

Si può pensare ai GAS, ai DES e ai vari Progetti di Economia Solidale, nei termini di invenzione di nuove forme di governo del ben vivere collettivo?

 

In questo senso si può osservare che le esperienze di ES si occupano di processi economici, di pratiche per identificare e scambiare beni e servizi sostenibili, di costruzione di filiere corte, o di forme di co-produzione; ma si occupano anche di processi sociali perché si fondano su pratiche di ricostruzione di reti di relazione, di fiducia, di cooperazione; inoltre si occupano anche di processi ambientali, perché volte ad instaurare forme di riconoscimento, valorizzazione, conservazione e cura dei territori, delle risorse locali e dei beni comuni in una prospettiva di ripensamento del rapporto tra essere umano e natura.

Se una logica di discussione e di governo collettivo è dunque implicita nel percorso dell'Economia Solidale è possibile allora renderla esplicita e metterla a fuoco per poterla affinare e rigiocare in una prospettiva politica più ampia.

In termini politici si può pensare il processo di costruzione di un GAS come un processo deliberativo, ovvero una forma di discussione in una rete di famiglie sulle necessità e sui criteri attraverso cui identificare bisogni, possibili produttori, possibili prodotti e principi attraverso cui costruire una relazione e stabilire un patto. La stessa logica può informare le attività di un DES relativamente all'insieme dei rapporti tra i vari soggetti dell'Economia Solidale di un territorio. Allo stesso modo i percorsi di certificazione partecipata, i progetti che riguardano le monete locali o il ripensamento degli strumenti di credito alle imprese del territorio non possono essere visti come forme di sperimentazione ed elaborazione democratica?

               

Potrebbero nascere laboratori di lavoro e nuovi progetti che procedono consapevolmente in quella prospettiva?

 

 

Dalle storie e dalle esperienze dei Gruppi di Acquisto Solidale, dei Distretti di Economia Solidale e dei Progetti nati nel mondo dell'Economia Solidale, sia quelli nazionali (Percorsi di Certificazione Partecipata, Piccola Distribuzione Organizzata, Coenergia, Eticar ecc... ) che quelli dei tanti progetti locali si possono estrapolare alcune dimensioni interessanti per una innovazione e rigenerazione della democrazia?

In relazione in particolare alle esperienze e progetti a cui partecipi, che suggerimenti si possono trarre in termini di:

istituzione di valori fondanti e orizzonti condivisi

ricostruzione del patto sociale

rapporti tra generi e generazioni

formule organizzative

pratiche di discussione e decisione In relazione alle esperienze di gruppi e progetti di Economia solidale a cui partecipi o hai partecipato:

-Quali sono i limiti dal punto di vista della capacità di garantire la partecipazione, il confronto, la condivisione di scelte e responsabilità?

-Quali sono gli ostacoli incontrati in queste esperienze in relazione ad un più ampio governo delle scelte economiche fondamentali per la propria comunità e territorio?

-Quali aspetti andrebbero valorizzati, rafforzati o ripensati nella prospettiva di una possibile sviluppo delle esperienze di Economia Solidale in termini democratici?

Più in generale quali ritieni possano essere i possibili intrecci tra il percorso dell'Economia Solidale e la prospettiva di una democrazia economica?